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| "Emergenza" agricoltura nel sud-Sardegna: chi sono i responsabili? |
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| venerdì 16 novembre 2007 | |
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Da qualche mese in Sardegna sta avendo atto quella che alcuni esperti non hanno esitato a descrivere come «la più grave emergenza finanziaria dopo la Parmalat» . Le vittime di questa catastrofe economica sono alcune migliaia di piccole aziende agricole, che sono costrette a chiudere e a vedere i loro terreni espropriati per un debito che gli agricoltori non riescono più a pagare. Tutto iniziò – si fa per dire, in quanto il problema era ben precedente – nel lontano 1988, quando il Consiglio Regionale offrì la possibilità a circa cinquemila aziende agricole sarde di accedere a finanziamenti a tassi agevolati. Queste cinquemila aziende, che erano quelle con maggiori difficoltà economiche, riuscirono quindi, in base all’articolo 5 della legge regionale n° 44/88, ad ottenere dei finanziamenti dalle banche ad un tasso agevolato che si aggirava tra il 2 ed il 3%. Tra il 1988 ed il 1992 vi furono, oltre a questa legge, altre quattro delibere da parte della Regione Sarda che incentivavano queste agevolazioni: quelle del 30/12/88, del 27/06/90, del 20/11/90 e del 26/06/92. L’operato della Regione fu dunque un atto ben cosciente e non una innocente svista, ad essa ed alle banche vanno addossate le responsabilità che hanno determinato la situazione odierna. Dopo dieci anni infatti, la Comunità europea si fece viva con la disposizione 97/612/CE: Decisione della Commissione del 16 aprile 1997: "Gli aiuti concessi dalla regione Sardegna in applicazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44/88 e delle delibere della Giunta regionale del 30 dicembre 1988, del 27 giugno 1990, del 20 novembre 1990 e del 26 giugno 1992 sono illegali, […] sono inoltre incompatibili con il mercato comune...” A questa disposizione seguirono alcuni articoli della Commissione Europea in cui si obbligava l'Italia ad abolire gli aiuti forniti grazie alle leggi "illegali" ed a recuperare i medesimi tramite rimborso entro 6 mesi dalla data di notifica. A questo punto la situazione per gli agricoltori sardi diventa drammatica e il cappio delle banche non tardò a stringersi inesorabilmente attorno al loro collo. Infatti le banche che hanno erogato questi prestiti, lo hanno fatto a titolo personale; non si è trattato certo di un finanziamento statale, visto che l’impegno della Regione era pertinente esclusivamente a far sì che vi fossero dei tassi agevolati. Gli agricoltori dunque si sono ritrovati alla fine degli anni Novanta con le banche che pretendevano da loro il pagamento degli interessi a partire dal 1988, volati al 13%!!! Che cosa si nasconde dietro operazioni di questo tipo? Certamente la non nuova voracità delle banche ma anche e soprattutto un sistematico e inesorabile processo politico che da sempre mantiene la nostra economia in una situazione di perenne crisi, sempre sull’orlo del tracollo in tutti i settori vitali (agricoltura, trasporti, industria). Perché questo? Per capirlo dobbiamo risalire almeno agli anni ottanta, quando la Sardegna aveva alle spalle il deserto di un’industrializzazione forzata (la petrolchimica per intenderci) fallita, che invece della “Rinascita” promessa, ha prodotto mezzo milione di emigrati e il tracollo dell’economia agropastorale. È questo il momento in cui si aprirono le ali degli avvoltoi. Attorno a cinquemila aziende agricole, nelle quali cercavano di sopravvivere col duro lavoro alcune decine di migliaia di braccianti, si addossarono i politici sardi (che lavoravano per conto delle segreterie di partito di Roma) e le disponibilissime banche (in primis Il Banco di Sardegna, che di Sardo non ha più nulla, e altre, controllate interamente dal capitale italiano ed europeo). A distanza di anni si scopre che in pratica tutti sapevano ciò che stava accadendo ma nessuno lo andava a dire ai diretti interessati, ossia agli agricoltori sardi, la cui odissea attualmente va avanti (ormai da anni !!!) a suon di scioperi della fame, occupazioni (come quella al comune di Decimoputzu, che comunque, nel frattempo, ha assunto più le connotazioni di un presidio) e frenetiche attività di sensibilizzazione collettiva dell'opinione pubblica.«Un disastro di programmazione, gestione, governo dell’agricoltura regionale prodotto nei decenni scorsi - Dice uno degli occupanti al comune di Decimoputzu – il sistema creditizio chiede a chi lavora la terra in Sardegna circa 700 milioni di euro ma noi, non abbiamo nemmeno le risorse per mandare a scuola i nostri figli, per la spesa delle nostre famiglie o per mettere in produzione i nostri campi.[...] Chi si avvantaggerà della vendita all’asta delle nostre terre e per farne cosa? Non certo i creditori; allora, chi? Gli speculatori che compreranno a prezzi stracciati terre agricole straordinarie per speculare sulle nostre coste? I parenti o gli amici di quanti, seduti alle scrivanie di qualche ufficio pubblico o privato, conoscono le date delle vendite all’asta e si fanno trovare pronti con qualche offerta dell’ultima ora?». Da sardi non possiamo restare impassibili di fronte ad una simile ingiustizia, che - lo ripetiamo – non è piovuta dal cielo ma la coerente applicazione del colonialismo italiano sulla nostra terra! Cosa fa infatti l’odierna “classe politica” sarda al potere?...resta a guardare...o abbozza tardive misure di contenimento che finiscono sempre in proposte di elemosina che perpetuano questa assurda economia di assistenzialismo. Questo volantino vuole essere un mezzo per esporre a chiare lettere questa situazione a quanti ancora non ne fossero a conoscenza o ne avessero chiari tutti i risvolti, ma soprattutto viene scritto con la presunzione di far riflettere su quanto è avvenuto e tuttora avviene nella nostra terra: le continue sopraffazioni ai danni di un popolo già indebolito da anni di sudditanza economica (vedi lo scandalo dei milioni di euro dovuti e mai versati dal governo italiano alla Sardegna) e politica. Vogliamo condannare l'agire e la condotta dello stato italiano e della “borghesia” sarda comporadora, e la loro costanza nell'annichilire qualunque iniziativa economica, politica e culturale originale ed autonoma in Sardegna. Noi emigrati sardi non dobbiamo restare a guardare perché le vittime di questa assurda gogna sono giovani come noi, padri e madri di famiglia come noi...SARDI e SARDE come noi!!! ![]() ![]() |
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