Cinematografia sarda Origini: "Cenere" di Febo Mari (1916) "Cainà" di Gennaro Righelli (1921) Influenze neorealistiche: "La grande strada azzurra" di Gillo Pontecorvo (1957) "Banditi a Orgosolo" di Vittorio De Seta (1961) Il cinema in crisi recupera il calligrafismo dei vecchi film: "Le vie del peccato" di Giorgio Pastina (1946) "Delitto per amore" di Augusto Genina (1950) "Amore rosso" di Aldo Vergano (1953) "Proibito" di Mario Monicelli (1954) La vendetta: "Vendetta sarda" di Mario Mattoli (1951) "Faddija" di Roberto Bianchi Montero (1949) "Sequestro di persona" di Mingozzi (1968) "Pelle di bandito" di Piero Livi (1969) "Barbagia" di Carlo Lizzani (1969) Belle spiagge turismo e banditi: "I protagonisti" di Marcello Fondato (1968) II sardo come uomo e come lingua: identità "Disamistade" di Gian Franco Cabiddu (1988) "Ybris" di Gavino Ledda (1984) Oggi: "Ballo a tre passi" di Salvatore Mereu "La destinazione" di Piero Sanna "Pesi leggeri" di Enrico Pau "Arcipelaghi" di Giovanni Columbu
Cinematografia sarda moooolto in breve: ORIGINI: II cinema arriva in Sardegna, a Cagliari, nel 1903 grazie a monsieur Albert Nunez, francese di origine tunisina, che portò da Parigi il cinematografo e i primi film dei f.lli Lumière. Giuseppe Podda, Cagliari al Cinema, Aipsa, Cagliari 1997. 1) Cenere di Febo Mari (1916): unica testimonianza “vivente” della performance di Eleonora Duse. Il film è quasi introvabile. E' importantissimo perché è stato il primo a riportare sul grande schermo uno dei romanzi più celebri di Grazia Deledda. La scrittrice era spinta dal desiderio di creare una letteratura interamente sarda, iniziando un processo che fino ad allora apparteneva alla pittura isolana di Antonio Ballero e Giacinto Sa1ta. Ma d’altra parte il film fu un vero insuccesso: non apprezzato dal pubblico e tanto meno dalla critica del tempo che riteneva l’esperienza della Duse tutt’altro che esaltante. E, come si suol dire, dalla padella alla brace, neanche Grazia Deledda risparmiò l’attrice: invitata dalla Duse per assistere alla proiezione in anteprima del film, la scrittrice attese la fine e, senza dire una parola, andò via. Dopo qualche mese scrisse ad Eleonora una lettera dove scriveva che, nonostante fosse rimasta affascinata dalla bravura dell'attrice, confessò di non aver apprezzato l'adattamento per il cinema e per tanto non riconosceva l'opera. Da notare che la Duse si era sbattuta parecchio per questo film: da gran donna qual’era si era occupata di tutto, addirittura anche delle mansioni che spettavano il regista. Bombardava di lettere Grazia Deledda, voleva più particolari possibili sulla Sardegna per scrivere la sceneggiatura e decideva sia le scene che le inquadrature. Ma c’è da dire che la lapidaria valutazione della Deledda era dovuta al fatto che al tempo gli scrittori “se la menavano un po' troppo” sulla questione della sacralità dell'opera, ovvero non concepivano il fatto che altri mettessero mano alle proprie opere. Da notare però che la stessa Deledda, ne1 1913, prese parte ad un inchiesta-referendum tra scrittori intitolata La vita cinematografica, dove espresse il suo totale consenso per l'adattamento di romanzi per il cinema affinché il resto dell'Italia potesse conoscere i paesaggi e i costumi sardi. Gianni Olla, Scenari sardi - Grazia Deledda tra cinema e televisione - Aipsa, Cagliari 2) Cainà di Gennaro Righelli (1921): questo si trova molto facilmente. Grazia Deledda aveva affascinato tutti con i suoi romanzi (non a caso le diedero il Nobel). L'Italia si incuriosì della Sardegna e oltretutto vedeva la letteratura in generale come un enorme serbatoio da cui attingere storie, personaggi e ambientazioni perfette per il cinema. Così si cominciò a sfornare decine di film sull'isola. Cainà è l'esempio di quel cinema che cercava storie d'avventura ambientate in terre esotiche e sconosciute. Fantastica la poeticità: Maria Jacobini (autrice della sceneggiatura e attrice principale) scrive le didascalie per il film (muto):"Fantastico panorama dei giganti della sardegna, vecchie rovine, testimoni di una gloria e di un potere tramontati. Su queste montagne inondate dal sole vive Cainà, piena di nostalgia per una terra sconosciuta…” In breve è la storia di una caprara sarda che, affascinata dai racconti di una ciurma di marinai approdati in Sardegna si nasconde sulla stiva e parte con loro verso “il continente”. Il film è da tenere in considerazione se si vuol fare un parallelismo tra temi ricorrenti nella cinematografia sarda: registi contemporanei hanno affrontato il tema della distanza dell'isola dal resto del mondo e della voglia/necessità di andare via dalla Sardegna. ESEMPI Padre padrone ---- L’unico modo per ricevere l’istruzione è partendo, arruolandosi; Con amore… Fabia ---- una giovane artista con una situazione familiare sconvolta dalla tossicodipendenza di uno dei fratelli, sogna di lasciare la Sardegna per fare una scuola d'arte; Ballo a tre passi ---- il tema della distanza in questo film è molto forte: Michele è distante culturalmente dalla turista francese ma questa lontananza si annulla con il loro amore. La suora, Francesca, lontana da tempo da casa, perde l'accento sardo. Il vecchio ricalca ancora una volta il tema dell' immigrazione di un tempo e la tristezza della vita solitaria in una grossa città; La destinazione ---- il film, moooooolto autobiografico. racconta della distanza tra culture e di come queste si scontrano; Il figlio di Bakunin ---- per quest'ultimo da notare 1'ultima panoramica dai bastioni di Cagliari sul mare. INFLUENZE NEOREALISTICHE Durante il fascismo si celebravano solo le gesta del Duce e si producevano film solo per esortare la gente a combattere e sostenere la politica fascista. Vedi Luciano Serra Piolota di Goffredo Alessandrini del 1938 con Amedeo Nazzari, attore sardo molto noto. 3) La grande strada azzurra di Gillo Pontecorvo (1951): denuncia delle tristi condizioni sociali in cui l'isola era stata lasciata in seguito alla guerra. La sceneggiature tratta dal romanzo, Squarciò, è di Franco Solinas. 4) Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta (1961): restituisce fedelmente l’immagine della Sardegna senza spettacolarizzarla. Vince a Venezia durante la XXII edizione con il premio “Opera Prima”. Tutt'ora insuperato nel genere e punto di riferimento stilistico… un classico. IL CINEMA IN CRISI RECUPERA IL CALLIGRAFISMO DEI VECCHI FILM: 5) Le vie del peccato di Giorgio Pastina (1946), Delitto per amore di Augusto Genina (1950) Amore rosso di Aldo Vergano (1953),.Proibito di Mario Monicelli (1954):tentativo di far rinascere il genere popolare. La maggior parte sono tratti da romanzi della Deledda. LA VENDETTA: 6) Vendetta…sarda di Mario Mattoli (1951), Faddija di Roberto Bianchi Montero (1949): tentativo disperato del neorealismo di resistere alla triste sorte del tramonto. Per lo meno mantennero alto l'interesse dell'Italia per l'isola. 7) Con Carlo Lizzani ha inizio il genere poliziesco e le indagini. Film come Sequestro di persona (1968) di Mingozzi, Pelle di bandito (1969) di Piero Livi, Barbagia (1969) di Carlo Lizzani ispirato al libro di Giuseppe Fiori. L’Italia è colpita dalla cronaca del tempo, sequestri e omicidi per faide, così come dai film ispirati alle indagini, risentono della forte influenza del genere giornalistico dell' inchiesta. Si mette da parte il clichè della donna deleddiana per trovarne un altro: il bandito. BELLE SPIAGGE, TURISMO E BANDITI: 8) Affianco al clamore del banditismo c’è un nuovo luogo comune che si accomuna alla Sardegna: le spiagge. I primi turisti, benestanti, sono affascinati dalla magia di una terra sconosciuta e ancor meglio se ci si può organizzare una battuta di caccia alquanto singolare: I protagonisti di Marcello Fondato (1968). Dei turisti in vacanza in Sardegna partono alla ricerca di un bandito… tutto per un po’ di brivido nella piatta e insulsa vita da ricchi. IL SARDO COME UOMO E COME LINGUA: L’IDENTITA’ 9) Da un romanzo di Gavino Ledda nasce il discusso Padre Padrone (1977). Considerato il film che più di tutti rivela la vera Sardegna al mondo. Partecipa a Cannes e se non sbaglio vince o comunque è molto apprezzato. E' un'esplorazione intima di Gavino, pastore che vive nel silenzio, ridotto così dalla società divisa in classi, la società del sottosviluppo, radicata nell'isola come in tante micro-realtà del mondo. La rivolta allo stato di inferiorità verso la conquista della parola, rappresenta non una rivolta al padre ma allo stato di arretratezza culturale. 10) Disamistade di GF Cabiddu (1988): l’uso del sardo e il tema: l'inimicizia… ovvero come nascono le faide e perché. 11) Ybris di Gavino Ledda (1984): torna l'autore di Padre padrone con un film tutto suo. I mezzi per farlo sono pochi, l'enigmaticità dell'autore è parecchia, tanto da far pensare ad un cinema surrealista, ma il significato è grandioso. Ancora una volta il tema è quello del conflitto interiore: l'amore e l'odio per la propria terra. Non a caso il titolo, ybris, fa pensare all'ibrido, al diviso al proprio interno. Definito dalla critica come il cinema di poesia che fonde immagine e suono e si rifà ad una recitazione aulica simile al cinema di Pasolini dove la parola diventa rito e ritmo. Lo disse Ermanno Comizio per Cineforum, novembre 1986. ANNI NOVANTA E RICERCA ETNOGRAFICA Se ti interessa ti mando i titoli, ma il discorso del documentario porta lontano. OGGI 12) Ballo a tre passi di Salvatore Mereu: sarebbe opportuno guardare i lavori precedenti ma per questo dovete chiedere alla Cineteca Sarda di Cagliari se e quanto costa il noleggio il film è molto importante per alcuni fattori: i temi, i personaggi, le ambientazioni. Mereu esce dai canoni e compone un film a 4 tempi più che 4 “corti”. Sono tutti intrecciati tra loro... i personaggi si incontrano in tutto il film (forte l'influenza di Kieslowski). Le emozioni fanno da padrone più delle singole storie: l'emozione del mare per la prima volta, l'iniziazione sessuale e la storia d'amore ostacolata dalla morte, il dubbio sulle proprie scelte... la suora, e la morte. Moltissime citazioni (per niente negativo…anzi). Mereu dice che il suo film potrebbe essere un bel gioco di società per cinefili! La critica lo ha cazziato per l'ultima sequenza, il volo dell'aereo, molto 8 e ½ di Fellini... .lo ha considerato quasi un affronto al grande cinema… Per me il fulcro del film è un altro… 13) La destinazione di Piero Sanna: film autobiografico, fortemente cazziato ma ben accolto dalla critica (notare film RAI non poteva essere altrimenti!). Nonostante il mio giudizio sia più negativo che positivo (e non perché il film mi abbia offeso, credo che un film non abbia questa capacità, ma per scelte stilistiche di vario genere, perché si è avuto la pretesa di raccontare troppo in un unico film… da quel soggetto uscivano 6-7 lungometraggi…e per l'esagerato trionfalismo per l’arma dei carabinieri) riconosco alcuni elementi piacevoli quali: l'uso della lingua e la forte drammaticità (rende bene l'idea senza cadere nello splatter e nel flop). 14) Pesi leggeri di Enrico Pau: anche per questo bisogna vedere il lavoro precedente, il documentario Storie di Pugili e un corto L'Ape e la volpe dello stesso regista. Piacevole nel complesso, tiene alta l'attenzione perché è abbastanza ritmato… delle volte troppo palese la recitazione. Fantastica l'ambientazione di Cagliari. La storia finalmente esce dal cliche del sardo bandito e fa conoscere altro dell'isola: la tradizione pugilistica, gli artisti di strada di Cagliari e una bella storia in una triade d'amore. 15) Arcipelaghi di Giovanni Columbu: fantastica la frammentazione temporale…molto contemporaneo. Belle le scelte stilistiche come la fotografia e le inquadrature. Fantastici gli interpreti e i visi scelti… molto espressivi e intensi. Un film sulla cultura orale sarda: tutto è racconto di un racconto. Ripropone la dualità della giustizia: quella legale e quella morale. Bello l'utilizzo del sardo e anche qui forte drammaticità senza cadere nel banale.
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