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| Comunicato Trasporti n° 3 |
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| domenica 05 febbraio 2006 | |
Comunicato Trasporti n° 3 Per alcuni tre mesi possono essere un tempo discretamente lungo per organizzare un breve viaggio, ma per i sardi emigrati che devono programmare un rientro nella propria terra per votare, questi possono anche non bastare. Infatti i lavoratori pendolari e gli studenti non possono prenotare tre o quattro mesi prima il loro biglietto con la speranza di pagare un po’ di meno e non possono, il più delle volte, decidere se viaggiare in alta o in bassa stagione dato che paradossalmente anche i sardi subiscono l’oscillare dei prezzi a seconda dei periodi dell’anno (alta, bassa e media stagione). Gran parte delle difficoltà trovano origine in scelte aziendali, messe in atto da compagnie di trasporti italiane preoccupate ben più dei profitti che della qualità dei servizi. Crediamo che soffermarci su costi eccessivi, ritardi, incidenti, precarizzazione del lavoro e via discorrendo, sia superfluo perché sono noti a tutti i disagi sofferti dalla gran parte della popolazione sarda che si trova per necessità a dovere usufruire del trasporto aereo e marittimo. Riteniamo al contrario opportuno avanzare un’immediata rivendicazione e una riflessione che certamente richiede un più ampio dibattito. 1) Fin da ora sarebbe auspicabile che le istituzioni e il popolo sardo esercitassero pressione sulle due compagnie di trasporto italiane che si sono incaricate del redditizio impegno di garantire la continuità territoriale da e per la Sardegna affinché dichiarassero per tempo e chiaramente le eventuali riduzioni previste in occasione della prossima tornata elettorale. L’Alitalia si rifiuta ostinatamente di praticare qualunque sconto oltre la riduzione prevista dalla continuità, costringendo così gran parte degli emigrati ad affrontare due giorni di navigazione e a perdere almeno una giornata lavorativa; la Tirrenia, fino all’ultimo momento, non fornisce dati certi sulle riduzioni –mai superiori, comunque, al 30%: percentuale ben lontana dal 70% garantita in queste occasioni dalle Ferrovie dello Stato- e, con incomprensibile sopruso, le pratica soltanto nella biglietteria di Civitavecchia, imponendo così lunghi e, in caso di esaurimento dei biglietti, inutili viaggi anche a intere famiglie. 2) Guardando più lontano, riteniamo che la Regione Sardegna debba includere, fra le sue priorità, la possibilità di creare una compagnia nazionale di trasporto marittimo sarda. Questa dovrebbe essere una compagnia che pratica prezzi popolari e la cui gestione fosse interamente pubblica e finalizzata non alla soddisfazione dei profitti ma al diritto alla mobilità per i sardi. Il progetto, che, a quanto ci risulta, era stato avanzato già in passato, potrebbe ipotizzare l’acquisto di un numero, inizialmente contenuto, di traghetti atto a garantire corse quotidiane per i non pochi passeggeri e non solo per le centinaia di migliaia di turisti, ora “accolti” da Sardinia Ferries, Moby, Linea dei Golfi e, ovviamente, Tirrenia- e, aspetto altrettanto importante, per le ingenti quantità di merci che la Sardegna importa ed esporta. In tal modo, si riuscirebbe a far sì che tali spese di trasporto, almeno in parte, divengano ricchezza per l’Isola, a garantire un discreto numero di posti di lavoro (garantiti e ben pagati) a lavoratori sardi, ora ben rari su Tirrenia e simili, a dirottare profitti, ora gestiti da privati, verso casse pubbliche per progetti di interesse collettivo.
Sardigna Ruja (associazione degli emigrati sardi) |
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