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| La lotta dei portuali corsi contro lo stato francese |
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| lunedì 31 ottobre 2005 | |
La lotta dei portuali corsi contro lo stato franceseLe immagini dei portuali corsi che hanno occupato la nave Pascal Paoli hanno fatto il giro d’Europa e sono tutt’ora nel cuore di tutti i lavoratori e di tutti gli internazionalisti consapevoli di che cosa vuol dire lottare contro le politiche ultra-liberiste degli stati europei per difendere il proprio posto di lavoro. Questi lavoratori sono aderenti al sindacato corso STC (Sindacato dei Lavoratori Corsi), che dal 2002 vanta nell’isola il maggior numero di iscritti. Da tempo non si assisteva ad una vertenza capace di esprimere tanta radicalità nell’opposizione al padronato e ai diktat di Bruxelles. Infatti i 2400 marinai della Societé Nacionale Corse-Mediterranée, 800 dei quali vivono e lavorano in Corsica ed aderiscono per la maggior parte appunto al STC, stanno conducendo dal 20 settembre scorso una lotta frontale contro il Governo francese infiammando il clima sociale nei porti di Marsiglia, Bastia ed Ajaccio. L’esecutivo francese in questa occasione ha certamente mostrato i muscoli mobilitando le forze repressive per sgomberare i porti occupati, arrivando perfino ad impiegare le teste di cuoio contro gli occupanti della Pascal Paoli. Sono avvenimenti noti, ma sono arrivati anche chiari segni di cedimento che non vanno sottovalutati se non si vuole perdere un’occasione importante per riflettere non solo sulla forza, ma anche sulla debolezza di uno fra i più solidi stati borghesi d’Europa. Dopo avere ritirato il progetto iniziale che prevedeva la totale privatizzazione della SNCM e la sua totale cessione al fondo pensioni francese-americano Butler Capital Partners, il primo ministro Dominique de Villepin e il ministro dell’Economia Thierry Breton, hanno proposto che lo Stato mantenga comunque un quarto delle azioni della società. Resterebbe quindi la quasi totale cessione ai privati senza nulla chiarire sulle nuove condizioni di lavoro dei dipendenti e sulla sorte dei quattrocento licenziamenti chiesti dalla Butler Capital Partners e dalla società di trasporto Connex che dovrebbero acquistare la Società marittima. Questa operazione è motivata da parte governativa con carte alla mano che dimostrano chiaramente la crisi in cui verte la SNCM. Il copione è sempre il medesimo: l’unico modo di affrontare la crisi da parte degli esecutivi borghesi è quello di vendere un ente pubblico, che garantisce il diritto di trasporto e di movimento, ad un’azienda che in prima istanza esige il licenziamento di 400 lavoratori (soprattutto portuali e marittimi corsi). Inoltre è utile ricordare che la SNCM è in perdita perché a farle concorrenza c’è una società privata che utilizza lavoro nero, immigrati e, neanche a dirlo, assume solamente con contratti di basso livelli e rigorosamente temporanei. La risposta dei lavoratori è stata l’unità e la radicalità di cui solo la classe operaia è capace. Infatti il movimento dei lavoratori si è dimostrato unito sulle sponde francesi e corse. Le posizioni nazionaliste del sindacato corso che maggiormente si è esposto nella lotta e i cui militanti rischiano, per le azioni condotte, fino a venti anni di carcere, non solo non hanno diviso portuali corsi e portuali francesi, ma hanno avvalorato di ragioni politiche profonde una lotta che non poteva rimanere schiacciata sul piano solamente sindacale. I comunicati deliranti della CGT (storico sindacato francese) parlano di tentativi di trasformare un “conflitto sociale” in una “opposizione Corsica-Francia” riferendosi alle minacce che l’organizzazione clandestina FLNC ha fatto pervenire ai futuri possibili acquirenti della Società. In realtà anche se sono note le posizioni interclassiste e perfino di destra di una parte del movimento nazionalista corso, questa lotta in particole ha chiaramente dimostrato che proprio il conflitto sociale intrecciato con l’irrisolto nazionale è un terreno assai fecondo di crescita del movimento del popolo lavoratore corso in totale solidarietà ed efficace collaborazione con i portuali francesi. La realtà delle cose è che questo movimento mette con le spalle al muro qualunque opzione politica solamente nazionalista insensibile alla questione sociale e d’altra parte smaschera l’unionismo negatore ed avversario del diritto del popolo corso all’indipendenza nazionale. Se infatti era scontato che i compagni di Manca Nazionale sostenessero nel loro comunicato ufficiale che «ciò che avviene oggi in Corsica non deve lasciare alcun democratico o progessista indifferente, poiché ciò illustra molto concretamente la messa in atto dell'Europa Ma dicevamo che non mancano i ciechi nati come i dirigenti della CGT che si attesta su posizioni temperate ed unioniste che la portano a rompere l’unità sindacale con i sindacalisti corsi e a firmare separatamente un protocollo di intesa piegandosi alle ingiunzioni del Governo francese. È infatti sempre del 14 ottobre la notizia che il segretario generale CGT dei marinai di Marsiglia, Jean-Paul Israele (un nome rassicurante per un traditore della causa dei lavoratori), ha dichiarato la fine della mobilitazione e sancito di fatto la rottura dell’unità sindacale. Così oggi viene messa in pericolo quell’unità sindacale che ha costretto il Governo a più miti consigli e che ha dimostrato tutta la forza che deriva dal doppio corno della liberazione nazionale e della lotta di classe congiunte in un unico processo storico.
Sardigna Ruja (Associazione degli emigrati sardi) |
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