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A TUTTO IL MOVIMENTO COMUNISTA, ANTAGONISTA, ANTICOLONIALISTA E ANTIFASCISTA SULLA VERA IDENTITÀ DEL PROF. SERGIO SALVI: NON SI DÀ LIBERAZIONE NAZIONALE AL DI FUORI DELLA LIBERAZIONE SOCIALE E DELL’INTERNAZIONALISMO. Quando abbiamo invitato il prof. Sergio Salvi al Convegno da noi organizzato a Pisa e a Firenze sulle “Nazioni senza Stato nella fortezza Europa” avevamo in mente i libri scritti dal professore intorno agli anni settanta come “Le lingue tagliate” e “Patria e matria” e il ricordo vivo di un suo intervento a Cagliari all’apertura della CONSEU di taglio spiccatamente antimperialista e di sinistra. Inoltre sapevamo che il professore fiorentino ha collaborato lungamente ed organicamente con l’organizzizazione comunista indipendentista “Su populu sardu” e che spiccava in Europa fra gli esperti della questione nazionale sarda, basca, brettone, ecc.. Purtoppo siamo giunti a conoscenza e solo in maniera casuale del fatto che Salvi ha imboccato percorsi politici e teorici quantomeno ambigui e opportunistici. In un suo articolo pubblicato relativamente di recente e intitolato La nazione padana teorizza che: «la Padania, che ha la responsabilità storica di aver fatto l’Italia, si è ora assunta la responsabilità di disfarla. Nel suo interesse ma anche in quello dei Meridionali» e la conclusione è, se possibile, ancor più abberrante: «Come si vede, la mia apologia della Padania è indissolubile da una prospettiva globale di rinascita di quella nazione proibita (e ancora senza nome: il “Mezzogiorno”) dallo stato italiano e dalle proprie classi dirigenti che può (e deve) uscire dal baratro dove è stata sospinta dai padani d’anton e può farlo solo grazie all’ “egoismo” dei padani di oggi”». Inoltre siamo venuti a conoscenza del fatto che il prof. Salvi ha frequentato dibattiti organizzati dalla Lega Nord e/o da movimenti a lei direttamente riconducibili. Su queste cose non si può transigere e non saremo noi i primi ad essere flessibili. Come scriviamo chiaramente nel documento politico su cui siamo fondati non tutte le lotte di liberazione nazionale sono da sostenere. Il senso ultimo di una lotta di liberazione nazionale non va misurato in se stesso ma dalla posizione che questa lotta assume sul piano più generale della lotta contro o a favore dell’imperialismo. Una cosa è sostenere la lotta palestinese, un’altra rendersi complici dei deliri secessionisti dell’UCK palesemente manovrati dalla borghesia imperialista europea ed americana ed armati direttamente dalla CIA. Non sposiamo assolutamente le tesi neo-liberiste del professore e soprattutto non crediamo che l’“egoismo dei padani” (leggi politica delle classi dominanti del Triveneto e della Lombardia) possa portare alcuna libertà o liberazione ai proletari del settentrione, alle masse sfruttate meridionali e men che meno al popolo lavoratore sardo. A questo proposito teniamo a precisare che l’unica via attraverso la quale il popolo lavoratore sardo potrà liberarsi è quella di organizzarsi in movimento di liberazione nazionale schierato decisamente a sinistra e di lottare fianco a fianco con il proletariato italiano, europeo e mondiale e con tutti i popoli realmente oppressi dall’imperialismo e dal colonialismo. Siamo profondamente rammaricati che un intellettuale che tanto ha contribuito a fare avanzare il dibattito sulle nazioni senza stato in Europa oggi abbia fatto queste scelte. Del resto i conti con Salvi sono fatti e si tratta di conti definitivi. Sardigna Ruja ribadisce a tutto il movimento comunista e antagonista che concepisce il rapporto con i leghisti e con movimenti di tal fatta soltanto nei termini di uno scontro diretto e frontale che non prevede alcun margine di ambiguità e tolleranza. Porgiamo le nostre scuse a tutto il movimento, agli antifascisti, a chi ha lottato contro il razzismo, l’omofobia, la sottocultura becera che il “movimento padano” ha espresso nel suo complesso. È chiaro a questo punto che la prima cosa che faremo è quella di impedire un suo intervento al dibattito da noi organizzato, la seconda di contribuire a svelare di che personaggio si tratta, con chi si accompagna e di sfatare l’auctoritas storica dalla quale campa di rendita. Ci prendiamo comunque tutta la responsabilità politica di un tale errore consapevoli del fatto che in politica gli sbagli si pagano. Simili atti di disattenzione sono imperdonabili e difatti fare autocritica non solo è giusto ma è doveroso e necessario. 14 aprile 2005 Sardigna Ruja
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