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Con i compagni ferrovieri di Viareggio, a sostegno di Dante De Angelis !
sabato 01 novembre 2008

Martedì 28 Ottobre scorso, alla stazione di Pisa centrale, un presidio organizzato dai compagni e dalle compagne dell'organizzazione "lotta unità" ha sottoposto all'attenzione dei viaggiatori (in particolar modo dei pendolari) e dei dipendenti delle ferrovie, la tragica vicenda di Dante De Angelis.
Dante, macchinista delle ferrovie dello stato, ha ricoperto il ruolo di "delegato alla sicurezza" in ferrovia fino al 15 agosto scorso, quando è stato licenziato. Posto che ogni licenziamento deve creare scalpore soprattuto per chi, come noi, è fermamente convinto che ogni ricatto del padrone vada avversato senza compromessi, quello di Dante è un caso che merita un'attenzione particolare, dato che il suo licenziamento è esclusivamente conseguenza della dedizione e della perizia che il macchinista ha messo nel suo lavoro. Da delegato alla sicurezza, appunto, Dante ha messo in luce la disastrosa situazione nella quale versano in Italia i controlli sulla sicurezza delle linee ferroviarie; un'attività che è di interesse pubblico generale, se si pensa alle centinaia di migliaia di persone che ogni giorno affollano i treni delle ferrovie dello stato; un'attività ovviamente scomoda per gli interessi dei capitalisti che dirigono l'azienda Trenitalia, per i quali la sicurezza delle persone va senza remore sacrificata al Dio profitto; un'attività che è costata a Dante il posto di lavoro.
Da sardi e sarde la vicenda di tocca in maniera ancora più diretta se volgiamo la mente a quel non troppo lontano giugno del 2007, quando proprio un errore tecnico, una carenza nei controlli, fu la causa di un tremendo incidente ferroviario tra i paesi di Bortigali e Birori, nel quale persero la vita il conducente del treno (Cosimo Serra, 45 anni, di Macomer), e due passeggeri (Bachisio Arca, 53 anni, di Silanus e Elisabeth Beever, turista inglese di 28 anni). È proprio contro gli omicidi di questo tipo che Dante si è sempre battuto, è contro le condizioni di sicurezza precaria o assente dei treni italiani che Dante ha portato avanti la sua lotta; lo ha fatto per i viaggiatori e per tutti i suoi colleghi ferrovieri, che spesso hanno perso la vita o hanno riportato traumi irreparabili sul lavoro proprio a causa delle troppe carenze nel servizio offerto da Trenitalia.
Per questo, ci uniamo alla lotta dei compagni di Viareggio e del comitato di solidarietà e sostegno a Dante De Angelis;  ci uniamo alle loro voci di condanna per questa decisione dispotica e inammissibile da parte dei vertici delle ferrovie;  ci uniamo alla condanna dell'altrettanto subdola decisione del ministro dei trasporti Matteoli di precettare i ferrovieri che avevano prospettato la decisione di scendere in piazza a Roma il 29 ottobre per manifestare a sostegno del loro collega.
La mancata revoca del licenziamento di Dante De Angelis rappresenterebbe l'ennesima derisione dei diritti di ogni lavoratore da parte di un capitalismo sempre più cinico e spietato ma soprattutto metterebbe in seria discussione la sicurezza futura di ogni viaggiatore.
Per la sua riassunzione, per la sicurezza di tutti e tutte, piena solidarietà e sostegno a Dante e a tutti i ferrovieri in lotta !

 

Sardigna Ruja

 

 

 
Contra a su G8
sabato 09 febbraio 2008

Segnaliamo il sito: http://contraasug8.altervista.org CuntraG8

  


 

Un importantissimo sito, gestito da un comitato di sardi emigrati, che raccoglie e organizza le discussioni riguardo il G8 in Sardigna che si terrà nel 2009 alla Maddalena. Troverete all'interno il manifesto politico del movimento, in sardo ed in italiano. Foto sulle iniziative sostenute e quant'altro. Per ulteriori informazioni, visitatelo.

Ed iscrivetevi al forum di discussione.

 
SEUS TOTUS DISTERRAUS!!! A FORAS SU D10!
lunedì 26 novembre 2007
Il D10 è un vertice internazionale che riunisce i Ministri della Difesa di Italia, Francia, Spagna, Marocco, Mauritania, Portogallo, Tunisia, Libia, Malta ed Algeria, e che discute ufficialmente di “pace”, “sicurezza”, “cooperazione militare”, “peace keeping” e “immigrazione clandestina”.
Il prossimo D10 si terrà a Cagliari, il 9 e 10 dicembre prossimi; i “lavori” si svolgeranno presso il T-hotel, zona piazza Giovanni, e avranno termine con una cena di gala il 10 sera al Palazzo Viceregio nel quartiere di Castello. Per l’occasione il quartiere che circonda l’hotel diventerà una vera e propria “zona rossa”.

RIFIUTIAMO IL D 10 PERCHÉ:

  • Un fenomeno sociale come quello dell’immigrazione non può essere affrontato dai responsabili delle forze armate.
  • È facile essere considerati clandestini se non si è nati in un paese “occidentale” e si ha la necessità, o la semplice voglia, di varcare i confini del proprio stato.
  • Gli stati occidentali attraverso l’attività criminale delle grandi multinazionali del petrolio, dei diamanti, delle tecnologie, dell’abbigliamento, ecc…, prima conducono interi paesi al collasso e poi si lamentano sfacciatamente di essere invasi dai nativi delle loro conquiste.
  • L’immigrazione viene sbandierata come un “problema” o come una “emergenza” col solo fine di intaccare i diritti sindacali, di trovare scusanti al ribasso dei salari e di giustificare una ancora più oppressiva presenza di militari e polizia nei nostri quartieri, nelle nostre strade, nei nostri paesi sempre meno popolati di civili ma sempre più ricchi di caserme di carabinieri e polizia.
  • Lanciare una campagna di odio e di repressione militare contro i fenomeni migratori proprio in Sardigna non può che essere considerata come una provocazione. Quello sardo, infatti, è un popolo di emigrati; non solo in passato ma anche oggi centinaia di migliaia di sardi abbandonano le proprie case, lasciano la loro terra per cercare lavoro in Italia o nel mondo. I lavoratori sardi sanno bene cosa significhi lavorare per due soldi, lontano da casa, circondati da un clima di diffidenza e sanno come ci si possa sentire a dover per questo motivo accettare ogni tipo di compromesso per sopravvivere.
  • I D 10 discuteranno di “peace keeping”, in una terra la cui superficie terrestre, marittima ed aerea è quasi integralmente occupata da basi militari e poligoni di tiro, in cui quasi ogni mese hanno luogo i giochi di guerra delle potenze militari imperialiste. È un affronto che, proprio in una terra dove la gente muore di leucemie e melanomi causati da tali sperimentazioni, i diretti responsabili di questa situazione decidano di riunirsi e festeggiare con tanto di cena di gala alla faccia dei sardi!
Rifiutiamo di considerare i migranti come nemici, rifiutiamo la loro segregazione nei nuovo lager chiamati Centri di Permanenza Temporanea, rifiutiamo il loro sfruttamento sul lavoro e la funzionale condizione di clandestinità alla quale sono condannati. Rifiutiamo di essere costretti ad emigrare, rifiutiamo la privazione della nostra lingua e della nostra cultura, rifiutiamo l’occupazione militare della nostra terra, e rifiutiamo la tendenza dei governi italiani ad adibire la Sardigna a cortile interno per gli ospiti internazionali, oggi il D 10, domani il G 8.

VOGLIAMO LIBERTÀ DI MOVIMENTO,
DIRITTI SOCIALI E SINDACALI,
DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE,
DIRITTO ALLA LINGUA ED ALLA CULTURA
PER TUTTI I POPOLI OPPRESSI!


L'ASSEMBLEA SARDA CONTRO IL D 10

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"Emergenza" agricoltura nel sud-Sardegna: chi sono i responsabili?
venerdì 16 novembre 2007
Da qualche mese in Sardegna sta avendo atto quella che alcuni esperti non hanno esitato a descrivere come «la più grave emergenza finanziaria dopo la Parmalat» . Le vittime di questa catastrofe economica sono alcune migliaia di piccole aziende agricole, che sono costrette a chiudere e a vedere i loro terreni espropriati per un debito che gli agricoltori non riescono più a pagare.

Tutto iniziò – si fa per dire, in quanto il problema era ben precedente – nel lontano 1988, quando il Consiglio Regionale offrì la possibilità a circa cinquemila aziende agricole sarde di accedere a finanziamenti a tassi agevolati. Queste cinquemila aziende, che erano quelle con maggiori difficoltà economiche, riuscirono quindi, in base all’articolo 5 della legge regionale n° 44/88, ad ottenere dei finanziamenti dalle banche ad un tasso agevolato che si aggirava tra il 2 ed il 3%. Tra il 1988 ed il 1992 vi furono, oltre a questa legge, altre quattro delibere da parte della Regione Sarda che incentivavano queste agevolazioni: quelle del 30/12/88, del 27/06/90, del 20/11/90 e del 26/06/92. L’operato della Regione fu dunque un atto ben cosciente e non una innocente svista, ad essa ed alle banche vanno addossate le responsabilità che hanno determinato la situazione odierna. Dopo dieci anni infatti, la Comunità europea si fece viva con la disposizione 97/612/CE:
Decisione della Commissione del 16 aprile 1997: "Gli aiuti concessi dalla regione Sardegna in applicazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44/88 e delle delibere della Giunta regionale del 30 dicembre 1988, del 27 giugno 1990, del 20 novembre 1990 e del 26 giugno 1992 sono illegali, […] sono inoltre incompatibili con il mercato comune...”
A questa disposizione seguirono alcuni articoli della Commissione Europea in cui si obbligava l'Italia ad abolire gli aiuti forniti grazie alle leggi "illegali" ed a recuperare i medesimi tramite rimborso entro 6 mesi dalla data di notifica. A questo punto la situazione per gli agricoltori sardi diventa drammatica e il cappio delle banche non tardò a stringersi inesorabilmente attorno al loro collo. Infatti le banche che hanno erogato questi prestiti, lo hanno fatto a titolo personale; non si è trattato certo di un finanziamento statale, visto che l’impegno della Regione era pertinente esclusivamente a far sì che vi fossero dei tassi agevolati. Gli agricoltori dunque si sono ritrovati alla fine degli anni Novanta con le banche che pretendevano da loro il pagamento degli interessi a partire dal 1988, volati al 13%!!!
Che cosa si nasconde dietro operazioni di questo tipo? Certamente la non nuova voracità delle banche  ma anche e soprattutto un sistematico e inesorabile processo politico che da sempre mantiene la nostra economia in una situazione di perenne crisi, sempre sull’orlo del tracollo in tutti i settori vitali (agricoltura, trasporti, industria). Perché questo?
Per capirlo dobbiamo risalire almeno agli anni ottanta, quando la Sardegna  aveva alle spalle il deserto di un’industrializzazione forzata (la petrolchimica per intenderci) fallita, che invece della “Rinascita” promessa, ha prodotto mezzo milione di emigrati e il tracollo dell’economia agropastorale. È questo il momento in cui si aprirono le ali degli avvoltoi. Attorno a cinquemila aziende agricole, nelle quali cercavano di sopravvivere col duro lavoro alcune decine di migliaia di braccianti, si addossarono i politici sardi (che lavoravano per conto delle segreterie di partito di Roma) e le disponibilissime banche (in primis Il Banco di Sardegna, che di Sardo non ha più nulla, e altre, controllate interamente dal capitale italiano ed europeo).  A distanza di anni si scopre che in pratica tutti sapevano ciò che stava accadendo ma nessuno lo andava a dire ai diretti interessati, ossia agli agricoltori sardi, la cui odissea attualmente va avanti (ormai da anni !!!) a suon di scioperi della fame, occupazioni (come quella al comune di Decimoputzu, che comunque, nel frattempo, ha assunto più le connotazioni di un presidio) e frenetiche attività di sensibilizzazione collettiva dell'opinione pubblica.«Un disastro di programmazione, gestione, governo dell’agricoltura regionale prodotto nei decenni scorsi - Dice uno degli occupanti al comune di Decimoputzu – il sistema creditizio chiede a chi lavora la terra in Sardegna circa 700 milioni di euro ma noi, non abbiamo nemmeno le risorse per mandare a scuola i nostri figli, per la spesa delle nostre famiglie o per mettere in produzione i nostri campi.[...] Chi si avvantaggerà della vendita all’asta delle nostre terre e per farne cosa? Non certo i creditori; allora, chi? Gli speculatori che compreranno a prezzi stracciati terre agricole straordinarie per speculare sulle nostre coste? I parenti o gli amici di quanti, seduti alle scrivanie di qualche ufficio pubblico o privato, conoscono le date delle vendite all’asta e si fanno trovare pronti con qualche offerta dell’ultima ora?».

Da sardi non possiamo restare impassibili di fronte ad una simile ingiustizia, che - lo ripetiamo – non è piovuta dal cielo ma la coerente applicazione del colonialismo italiano sulla nostra terra!
Cosa fa infatti  l’odierna “classe politica” sarda al potere?...resta a guardare...o abbozza tardive misure di contenimento che finiscono sempre in proposte di elemosina che perpetuano questa assurda economia di assistenzialismo.  
Questo volantino vuole essere un mezzo per esporre a chiare lettere questa situazione a quanti ancora non ne fossero a conoscenza o ne avessero chiari tutti i risvolti, ma soprattutto viene scritto con la presunzione di far riflettere su quanto è avvenuto e tuttora avviene nella nostra terra: le continue sopraffazioni ai danni di un popolo già indebolito da anni di sudditanza economica (vedi lo scandalo dei milioni di euro dovuti e mai versati dal governo italiano alla Sardegna) e politica. Vogliamo condannare l'agire e la condotta dello stato italiano e della “borghesia” sarda comporadora, e la loro costanza nell'annichilire qualunque iniziativa economica, politica e culturale originale ed autonoma in Sardegna.
Noi emigrati sardi non dobbiamo restare a guardare perché le vittime di questa assurda gogna sono giovani come noi, padri e madri di famiglia come noi...SARDI e SARDE come noi!!!
 
 
Comitadu Kenzeneke
Sardigna Ruja
 
A fora su g8 dae sa Sardigna!
venerdì 21 settembre 2007

No g8

Nel 2009 si terrà nell'isola de La Maddalena il g8, vertice degli 8 paesi più sfruttatori del pianeta (fra cui quello che ha fatto della nostra terra una colonia piena di basi militari e veleni). Abbiamo deciso di rispondere a questo ennesimo atto di arroganza coloniale con un'ampia mobilitazione creando circoli dei sardi emigrati contro il g8 e il colonialismo. Ci stiamo organizzando in molte città (per ora Torino, Pisa, Firenze, Roma, Bologna, ecc..) e vorremmo che il documento che stiamo scrivendo fosse il frutto di un confronto il più ampio e partecipato possibile di tutte persone sensibili alla lotta del popolo sardo. Chi è interessato a lavorare con noi a questo progetto o semplicemente a ricevere informazioni può scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo chiedendo di essere iscritto alla mailing list che abbiamo creato.

A fora su g8 dae sa sardigna!

Sardigna Ruja 

 
Nuovo Manifesto Politico
domenica 11 marzo 2007
Una premessa dovuta

Negli ultimi mesi il collettivo Sardigna Ruja ha ritenuto opportuno sospendere la propria attività pratica per soffermarsi sulla revisione del proprio manifesto politico. Tale necessità si è presentata a seguito dell'allontanamento di alcuni compagni dopo l’ondata repressiva dell'11 luglio scorso, quando dieci militanti dell’organizzazione comunista-indipendentista a Manca pro s’Indipendentzia furono arrestati dalla polizia italiana nell’ambito dell’operazione “Arcadia”. La discussione interna a Sardigna Ruja su come affrontare nel migliore dei modi la situazione è stata segnata da dure contraddizioni sia sulla necessità di intervenire nella solidarietà ad a Manca, sia soprattutto sul dibattito circa la nascita della Sinistra anticolonialista sarda. Sardigna Ruja in particolare, e per la sua giovane età e per la mancata condivisione dei suoi propositi da parte di tutti i suoi militanti, si è dimostrata impreparata ad affrontare la forte crisi determinata da avvenimenti di tale gravità, (sia umana che politica), che costituiscono il più grave attacco alla lotta indipendentista e in generale anticolonialista di sinistra sarda degli ultimi anni. È stato particolarmente allarmante il fatto che pur non facendo direttamente parte del panorama politico sardo per ovvie ragioni, il collettivo ha accusato il colpo in modo drammatico. Ecco quindi la necessità di rifondare la propria linea politica alla luce di un dibattito interno che ristabilisse alcuni presupposti fondamentali e che desse a Sardigna Ruja una base più solida della precedente sulla quale costruire l’attività politica futura. Tra i punti principali quelli che hanno reso più accesa e produttiva la discussione sono stati quei temi su cui si fonda il dibattito attuale in Sardegna.
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Solidarietà ai patrioti prigionieri
domenica 15 ottobre 2006

Invitiamo tutte le realtà organizzate e le singole persone sensibili alla lotta contro la criminalizzazione delle opinioni politiche ad organizzare momenti di controinformazione e di solidarietà per il supporto legale in favore di tutti gli arrestati e gli inquisiti dell'undici luglio.

Indirizzi dei Patrioti

Scrivete ai compagni in carcere, anche solo una cartolina, un bigliettino, è molto importante, molto più di quello che possiamo immaginare noi, da "questa parte".

Stefania Bonu
Via Gabriele D'Annunzio 1 - 07010 Semestene (SS)

Marco Delussu
Via La Solitudine 58 - 08100 Nuoro

Pier Franco Devias
Via Fiume 56 - 08100 Nuoro

Roberto Loi
Via Carlo Felice 31/b - 07100 Sassari

Massimo Nappi
Via Baldedda 14 - 07100 Sassari

Marco Peltz
Via Cordedda 10 - 07100 Sassari

Emanuela Sanna
Via Parigi 19 - 07100 Sassari

Alessandro Sconamila
Via Salaris 47 - 08015 Macomer (NU)

Salvatore Sechi
Corso Vittorio Emanuele 3 - 07012 Bonorva (SS)

 

Conto corrente di solidarietà per i militanti di "A manca pro s´Indipendentzia" arrestati e indagati nel contesto della macchinosa operazione di polizia Arcadia.

Libertade

N° 73853251

ABI 07601

CAB 17200

intestato ad Alessandro Pisano

Motivazione: Sottoscrizione.

 

Sardigna Ruja